Arcadia: Combat School

Pioggia su quel di Milano. Non c’è clima più adatto a ripercorrere per l’ennesima volta il foglioso Viale delle Rimembranze. Anche perché se non lo fai nel giorno ufficialissimo delle salme, quando mai? E quindi: foglie gialle giù e coin-up. Che è una strepitosa battuta con errore strumentale: eh? Bella no? Eh? Comunque: Arcadia si occuperà, finché ne avrò voglia, dei posti in cui giocavo ai giochini del bar che mangiavano le monete fino a che sono esistiti nel nostro bellissimo Paese.
Il primo capitolo di quella che si preannuncia come un’opera dal respiro stratosferico (o perlomeno inter-quartiere) è dedicato a un gioco di cui veramente mi frega poco. E di un posto che tutto sommato non è che proprio proprio sia tra le mie mete preferite quando devo lamentarmi che i tempi belli se ne sono andati. Combat School, in zona Garden City.
Il Garden City (come “il Ken Shiro”) è uno di quegli agglomerati di circa nulla che però vincono alla lotteria dei nomi stupidi un nome stupido. Clamoroso. Il Garden City è una via, o forse due, o perlomeno quattro e qualche palazzetto senza troppa gloria. Di sicuro ospita dei campi da tennis un tempo accettabili (e suppongo anche ora) e, più che altro, una bella vietta privata che collega ufficialmente Cologno Monzese (comune che partorito il Garden City) con Vimodrone. Per l’esattezza con la zona di Vimodrone in cui ero solito dormire la notte. Ecco, al Garden City, secoli e secoli fa, trovava spazio anche un bar sport (minuscole di rigore) di dimensioni generose, ma graziato solo da un paio di cabinati. Per alcuni anni (o per quelli che io suppongo essere stati anni), uno dei due cassoni era quello di Combat School (Konami, 1987).

E di Combat School non mi è mai fregato un granché, perché d’altronde nemmeno di Hyper Olympic e della famiglia Track’n Field mi è mai fregato un granché. Se poi la stessa ricetta di gioco la rielabori in salsa militaresca, non solo siamo punto e a capo, ma se tutto va bene abbiamo pure fatto un bel passo indietro. Eppure… sarà stata la noia o quel minimo di somiglianza con alcuni momenti di “Scuola di Polizia”, eppure ho il preciso ricordo di qualche pomeriggio o mattina estiva speso dietro a Combat School. Intendiamoci, saranno stati venti minuti a stare larghi.
L’informatissimo mondo della grande rete mi fa sapere che l’edizione originale di Combat School prevedeva una trackball piuttosto che un semplice joystick e una manciata di immagini aiutano a farsi tornare in mente tutte le fasi di gioco. In cui mi pare di ricordare che fossi, generalmente, una sega allucinante. Ma, d’altronde, a me i giochi alla Track & Field proprio non mi piacciono (l’ho già detto?). Loro e quella diavolo di roba in cui si stava appesi per le braccia all’ostacolo. Prossima puntata: una roba a caso tra Solomon’s Key, P.O.W. e Phoenix.
La scheda come i siti in gamba:
Nome: Combat School
Etichetta: Konami
Anno: 1987
Sistema di controllo: joystick + 2 pulsanti (internazionale), trackball + 2 pulsanti (Giappone)
Anche disponibile per: Commodore 64, Sinclair ZX Spectrum, Amstrad CPC
La scheda come i siti in gamba:





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Oh!(Neanche a me frega nulla di Combat School) Ma che bella retro(game)-rubrica!
Vai così, che siam nostalgici…
Sì, ecco, questo commento mi torna particolarmente utile per sottolineare la natura totalmente commerciale e tendente alla prostituzione di questo blog. Qui si scrive solo di ciò che va per la maggiore tra i tre lettori o quelli che capitano a caso cercando “fiabe nere porno” e via andando. Il retrocoso tira abbastanza tra noi quattro, scusate la parola, mammalucchi. Infatti presto tornerà anche la splendidissima collana “La mia vita a NRU State”. Volevo anche proporne una tipo “La mia vita a Game Power-landia”, giusto un’uscita singola dato che di più non avrebbe senso. E poi anche qualcosa su Il Grande Fratello, che non si sbaglia mai.
…*glom*
Non ho ben capito se ho detto qualcosa di male/offensivo…
…Nel qual caso mi scuso nella maniera più totale, eh…
No no, ero serio. :D
ma le cose dei pazzi… uno ha il google alert con il nome del proprio quartiere, è riceve mail di notifica che un certo zzavettoni ha pubblicato un articolo che parla di casa tua. E dire che io, combat school manco me lo ricordavo. Il mondo è proprio piccolo. Anyway, vimodrone sux. :D
Cinese: ti ringrazio per le parole. Il tuo commento aggiunge un importante tassello allo studio delle società e della psiche umana: finalmente qualcuno che non si vergogna come un ladro di essere cresciuto a Cologno Monzese. Ovviamente non riesco a capire come tu possa non farlo, ma è un orrore intrigante, anzichenò! :D
Mamma mia che flash (ah-ahhhhhhhhhh!). Un gioco di cui mi ero completamente dimenticato, mi sembrava squallido anche all’epoca quando non pensavo minimamente a quanto fosse semplicemente brutta l’idea di un gioco sul servizio militare.
lol
Surgo: si è una chiavica in tutti i sensi, come lo Psychic 5 che piace tanto a Babich.
Allora aspetto lo speciale sul grande fratello..
Ma siete sicuri che si chiami garden city? no perche’ qui a pavia noi abbiamo un quartiere che tiene il nome piu’ italiano di citta’ giardino.
Tutta colpa dell’Inter[nazionale]
Sicuro.
Necessita puntatona speciale sulla parabola discendente dell’attività all’epoca conosciuta come “compagni”. E scusa se è poco
Oh, non mi ricordo assolutamente dell’attività “compagni”… Indizi?
bubblebobble
Ahhhh, su Bubble Bobble e il bar “dei comunisti” esisterà di certo una puntata. :D