Hail, hail the lucky ones: Pearl Jam
“That was a production. This is rock & roll”. Erlewine si riferisce a “Live at the Olympia”, il nuovo album live dei R.E.M., ma ci vuole poco per deviare l’intuizione verso “Backspacer”, nono album in studio dei Pearl Jam. Parlando con Rolling Stone, quest’estate, Vedder ha sottolineato come “Pearl Jam” (il disco dell’avocado) eccedesse nel pensiero e nella produzione, mancando in “azione”. Ancora più indietro: anno 1996, in “Hail, Hail” (“No Code”) canta “I don’t want to think, I want to feel”. E qui, indiscutibilmente, Vedder, Gossard, Ament, McCready e Cameron sentono. Si lasciano trasportare dall’onda da surfista tanto cara al cantante di Evanston (Chicago, non Seattle) e consegnano alla (loro) storia il (loro) disco più ristretto di sempre: 38 minuti di rock & roll senza pensarci troppo su.











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